La bambina che non voleva guardare la Luna

Una favola, da leggere con questa in sottofondo.

Di notte, quando tutti dormono, anche il Sole va a riposarsi, dietro le montagne, e nel cielo compare sua sorella minore, la Luna. La sua luce è molto meno forte, anzi a volte sembra quasi che non ci sia proprio, tanto è debole, ma, anche se non riusciamo a vederla, la Luna veglia su di noi, con il suo sguardo benevolo ci accompagna verso ogni nuovo giorno. Grandi e piccini, da sempre alzano gli occhi al cielo notturno, per cercare conforto e sussurrare speranze alla dolce rotondità del suo volto.
Questa è la storia di Lucilla, una bambina molto carina che aveva un bel visetto rotondo, due occhi azzurri grandi grandi e uno sbuffo di capelli neri neri sulla testa, che non ne voleva sapere di stare a posto. Curiosa e vivace, era sempre allegra e le piaceva tanto giocare e stare con la sua famiglia e i suoi amichetti. Però c’era una cosa che nessuno sapeva, un segreto: Lucilla non voleva guardare la Luna. Soprattutto quando era piena, e da sola rischiarava il paesaggio, perché temeva che la luce fosse troppo forte e potesse bruciarle gli occhi, come quella del Sole. Ma anche quando era soltanto uno spicchio appeso alla notte, aveva paura di quelle punte che le sembravano così aguzze e affilate. Allora nascondeva la testa sotto il cuscino, o si rannicchiava tutta sotto le coperte, con gli occhi ben chiusi, e sperava che arrivasse presto il mattino.
La Luna, da parte sua, non riusciva proprio a capire questo comportamento, e, se all’inizio pensava che fosse solo un capriccio, che sarebbe passato subito, una sera, quando si rese conto che non vedeva Lucilla da quasi un mese, iniziò a preoccuparsi e divenne molto triste. Per giorni rimase così, tanto che le stelle, quelle più vicine, si riunirono e decisero di aiutarla. La più intraprendente, una stellina di nome Ottavia, una notte che Lucilla era tutta rintanata sotto le coperte, entrò nella sua cameretta piano piano, e si infilò nel letto. Subito la bambina si accorse di una presenza nuova e aprì gli occhi.
«E tu chi sei?», chiese. Un puntino luminoso emanava un debole bagliore vicino al suo viso.
«Io mi chiamo Ottavia e sono una stella.»
«Una stella? Ma cosa ci fai nel mio letto?»
«Sono venuta a chiederti come mai non vuoi guardare la Luna. Lei è triste, ne soffre molto, e tutte noi siamo preoccupate.»
Lucilla non sapeva che dire, le veniva da piangere, non voleva far stare male nessuno, questo era certo!
«Io ho solo paura», disse, con un filo di voce.
«Ma non c’è niente di cui aver paura», la rassicurò Ottavia, «la Luna è lassù anche per te, per ascoltare i tuoi sogni, le tue speranze, e regalarti la sua luce buona. Lei può avverare i tuoi desideri, lo sai?»
«I miei desideri?», sgranò gli occhi.
«Non ci credi, eh? Vieni con me, proviamo!»
E così Ottavia prese per mano Lucilla, e la portò in giardino. Nel cielo splendeva una grande Luna piena. La bambina non credeva ai suoi occhi: per la prima volta la stava guardando, ed era incantevole! Aveva un viso dolce, come quello di una mamma, e irradiava pace e serenità.
«Ora guarda bene», disse Ottavia. «Guarda bene il sorriso della Luna…»
Lucilla si sentiva felice, e piena di emozioni. Ad un certo punto, sulla superficie della Luna, cominciò a scorgere delle figure. La prima che vide fu una gatta, una splendida gatta bianca e nera. Poi vide un orsacchiotto di pezza, proprio quello che aveva chiesto ai suoi genitori il giorno prima. Continuò a guardare e vide molti altri giochi, e dolciumi e divertimenti, poi le venne sonno, così ringraziò Ottavia e la Luna, e tornò a dormire.
Al suo risveglio però rimase delusa. Niente di quello che aveva visto si era avverato.
«Ma che imbroglio!», pensò. «Eppure Ottavia mi aveva detto che…»
Così, appena scese la sera, corse fuori in giardino, perché aveva un conto in sospeso con una certa stella! Tuttavia non riuscì a rimanere arrabbiata per molto tempo, perché il viso buono della Luna e la sua luce leggera le fecero dimenticare le delusioni. Senza sforzo apparente, si sentì sollevata, e le prese una rinnovata voglia di sognare, e viaggiare con la fantasia. Di nuovo, sulla bianca madre in mezzo al cielo, vide un sacco di immagini colorate e vivaci, che la facevano stare bene, e iniziò a capire.
Da quella notte Lucilla non ebbe più paura di guardare la Luna, ma soprattutto non ebbe più paura di sognare. Che fosse triste o allegra, se aveva tempo faceva una capatina in giardino e immaginava il futuro come le piaceva di più, come lo vedeva sul volto della sua nuova amica, ma soprattutto come lo sentiva crescere nel suo cuore. Aveva capito che i sogni sono la vera misura della realtà. Più sono forti, arditi e spericolati, più in alto possiamo arrivare. E pazienza se alcuni non si avvereranno, la Luna sarà sempre lì, con il suo sorriso dolce e il suo sguardo silenzioso, a darci conforto.
Qualche tempo dopo, una sera in cui si sentiva un po’ malinconica, Lucilla uscì a fare una passeggiata e incontrò una bellissima gatta bianca e nera. Divennero subito amiche, perciò la volle chiamare Ottavia e, per quanto ne so, sono proprio inseparabili.

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