Giovedì

Giovedì notte, quasi mezzanotte. Porto giù la mia cagnolina, per l’ultima pipì, prima di andare a dormire. Fa freddo, non c’è nessuno in strada, i locali sono chiusi, uniche luci i lampioni. Ariel annusa e sembra stia cercando qualcosa. Io mi lascio avvolgere dal silenzio e dalla notte, i pensieri che si perdono, inseguendosi.

A un tratto, dal buio emerge una figura. Un uomo cammina verso di noi, senza fretta. Abiti comodi, un giubbotto giallo, sottobraccio tiene una scatola di cartone. Ariel si allerta, gli corre incontro, la trattengo a fatica.

“Eh, ti piacerebbe vero?”, si rivolge alla mia piccola amica, con voce gentile. “Ma non te la posso dare, è la mia cena questa…”, le sorride. Poi mi fa un cenno di saluto. Prosegue e quando mi passa accanto percepisco il profumo intenso che ha attirato Ariel.

È il pizzaiolo, lavora a pochi passi da casa mia, ha finito il turno e si sta dirigendo verso un meritato riposo. Mi sorprendo a pensare a quanto sia fortunato quest’uomo, che piacerebbe anche a me un lavoro come il suo, una notte fredda e serena, e rincasare con un cartone di pizza sotto il braccio.

Ma poi mi ricordo che è giovedì, e anche io sono tornato a casa che già era notte. Sottobraccio non avevo la pizza ma una chitarra, nelle orecchie tanta musica, la tua voce, e le nostre risate. Ripenso il tuo sorriso e la luce del tuo sguardo rende meno fredda l’aria. E il tuo profumo, di biscotti appena sfornati, che Ariel non può sentire, ma che ora è qui con me.

E amo tutta la mia vita.

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