L’airone

Come se facessi fatica anche solo a respirare
E neri mi apparissero d’un tratto tutti i sogni
Tutti i giorni futuri senza te

L’airone sul ciglio della strada mi guarda col suo occhio perlaceo, pennellata di bianco vivo sullo sfondo atono della campagna circostante. Unica figura in rilievo, come una coreografia immobile per la musica che sto ascoltando; il momento, il quadro è così sublime che sento il cuore traboccare di gioia.

La curva del suo collo; la delicatezza che sembra governare ogni singolo aspetto della sua esistenza; l’arco delle sue ali; la fierezza del becco puntato verso l’orizzonte; l’eleganza. È così che la Natura mi parla di te.

Ho paura di perderti, ecco quello che non voglio ammettere, nemmeno a me stesso. Il nostro legame, capace di volare altissimo, e con forza inaspettata lasciare a terra tutte le miserie e piccolezze dei nostri simili, è fragile e delicato come il collo di questo airone, apparso dal nulla per parlarmi di te. Di noi.

Posso fidarmi di te, di quello che sento? La canzone finisce e la creatura sembra ritrarsi dalla mia vista, si ripiega su se stessa con un gesto innaturale, sgraziato. Ritorno alla realtà, e anche se la paura non è scomparsa – non mi abbandona mai – ora ho una chiave.

Solo la musica può arrivare dove le parole falliscono, e uno sguardo non mi basta più. Solo con la musica posso accarezzare il tuo cuore, dolcemente e come vorrei. Posso abbracciarti tutte le volte che voglio.
Suonare, con te, è la forma più pura dell’amore.

Nella mia musica è tutto l’ineffabile che provo per te.

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